Writing

improvvisamente

mi sono svegliato.
Fuori nevicava ma dentro faceva ancora più freddo.
Il silenzio che mi circondava era assordante e rumoroso.
I segni dell’incalzante e famelica angoscia mi sovrastavano.
Simulacri,sepolcri imbiancati,farisei,senza fede,corrotti,impostori
ipocriti,incoscienti,viziosi,confusi…………….
Un esercito di senza dimora mi inseguiva e mi chiedeva aiuto.
Tutti i fili che tenevano insieme la pletora delle illusioni si erano
orribilmente sfilacciati e davano l’impressione di cedere da un momento all’altro.
La luce era spenta e così anche quell’isola in fondo all’orizzonte con quel faro
dalla luce fioca fioca non dava più alcun segno di vita.
Annaspavo.
Mi guardavo intorno alla ricerca di un minimo di reattività.
Il nulla.
Il sonno,l’attesa di perdere quei pochi brandelli rimasti sul corpo ormai nudo.
L’elettrocardiogramma non segnava più alcun movimento.
E la forza?
Ma è vero che ero stato io a voler tutto ciò che mi accadeva o invece era vero
il principio che tutto accade e che non ci si può opporre al destino?
E’ vero che esiste un dio buono e misericordioso che ci lascia
decidere il nostro destino oppure è vero che non esiste nulla se non il principio
del “mors tua vita mea”,il principio dell’ “Homo homini lupus”?
Mentre mi aggiravo in questi dilemmi senza risposta,mentre mi chiedevo con
meticolosa caparbia se la mia percezione della realtà fosse giusta,cominciai
a lasciarmi andare nei ricordi.
Mi accorsi che il tempo trascorso era ,solo che lo desiderassi,un tempo presente
e che le mille illusioni che mi avevano spinto ed animato negli anni passati
erano pronte a riemergere con la stessa vivacità.
Intanto,nella casa vicina una vita si andava spegnendo.
La sua morte era lentissima e quasi persecutoria.
In questo caso la morte non aveva colpito con violenza ed improvvisamente
ma si era fatta annunciare con molto anticipo.
Tutti i suoi cari sapevano che doveva morire e gli stavano vicino.
Quando qualcuno telefonava dicevano con voce sommessa che desideravano
che la morte lo prendesse velocemente per non farlo soffrire.
Ma mi chiedevo se fosse veramente così.
La morte ,come tutte le donne,è bizzarra ed imprevedibile.
A volte si presenta inaspettata ed entra senza chiedere permesso,mentre altre
volte si presenta all’uscio e rimane lì a guardare.
La si invita ad entrare ma non c’è niente da fare è lei che deve decidere.
Di norma fa sempre l’inverso di quel che uno si aspetta.
Non ho mai capito perchè ci vestiamo o ci vestivamo di nero.
Anche questa è una delle cose che rimangono enigmatiche e prive di risposta.
Ma che importa.
Intanto quel capello rosso sul cuscino bianco si rannicchiava sempre più su sè stesso.
Forse la tramontana,forse il freddo,forse il silenzio sembrava anche che tremasse un pò.
Ma non era stato sempre così.
Un tempo era allegro e pieno di vitalità.
Il vento del mare lo faceva ondeggiare quà e là.
La luce notturna della luna ne trasformava le tonalità che da opache divenivano lucenti.
Qualche piccolo granellino di sabbia,piccolo,infinitesimale,microscopico si era attaccato.
Da lontano ancora lei si presentava.
Però malgrado non l’attendessi il vederla non mi sorprese affatto.
Il momento che si avvicinava,nello stesso istante si allontanava.
Come un miraggio in un pomeriggio assolato nel deserto.
La sete era ormai divenuta insostenibile e non vi era più bevanda possibile
in grado di soddisfarla.
Ma quando ci si trova nel deserto e si è assetati da morire ed il cervello si ottunde
non si può fare nulla che attendere spossati che sopraggiunga la fine.
Non si può far nulla,non si ha la forza di alzarsi e camminare ma abbandonati e
con la bocca piena di sabbia e gli occhi fuori dalle orbite bisogna solo attendere
che Lei decida di venirti a prendere,
Allora lentamente cominci a sognare,cominci a vedere la luce di lontano e speri
che un serpente esca all’improvviso ti morda e ti inietti il suo veleno mortale.
Così smetti di vivere,smetti di essere schizofrenico,smetti di ansimare,smetti di sognare
sogni impossibili e ti calmi nell’infinita pace.
Ma non sei tu a decidere.

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